Dominio di Terzo Livello – Come configurare i Record DNS
Capita spesso di dover puntare un dominio di terzo livello — ad esempio app.tuodominio.it o render.tuodominio.it — verso un server, un’applicazione o un servizio esterno. In questo articolo vediamo nel dettaglio come funzionano i record DNS coinvolti, quando usare un record A, un AAAA o un CNAME, e come evitare gli errori più comuni che bloccano la propagazione.
L’operazione è semplice, ma richiede di capire cosa scrivi e perché: un record sbagliato può lasciarti con un sottodominio irraggiungibile per ore senza un messaggio d’errore chiaro.
Cos’è davvero un dominio di terzo livello
Un nome di dominio si legge da destra verso sinistra, per livelli gerarchici:
- Primo livello (TLD): l’estensione, ad esempio
.ito.com. - Secondo livello: il nome che hai registrato, ad esempio
tuodominiointuodominio.it. - Terzo livello (sottodominio): l’etichetta che aggiungi davanti, ad esempio
renderinrender.tuodominio.it.
Il punto chiave: un dominio di terzo livello non si registra a parte. È gratuito e illimitato, lo crei tu aggiungendo un record nella zona DNS del dominio di secondo livello che già possiedi. Per questo l’unico requisito è avere accesso al pannello DNS.
Quale record DNS serve per il dominio di terzo livello
La scelta del tipo di record dipende da cosa devi puntare. Sono tre i casi che coprono il 99% delle situazioni reali.
Record A — punti a un indirizzo IPv4
È il caso classico: hai un server con un IP pubblico (es. 123.45.67.89) e vuoi che il sottodominio risponda a quell’indirizzo. Il record A associa un nome a un IPv4.
| Campo | Valore |
|---|---|
| Tipo | A |
| Nome / Host | render |
| Valore / Punta a | 86.107.32.144 |
| TTL | 3600 (o Auto) |
Record AAAA — punti a un indirizzo IPv6
Identico al record A, ma per gli indirizzi IPv6 (quelli lunghi, tipo 2001:0db8:85a3::8a2e:0370:7334). Se il provider ti fornisce sia IPv4 che IPv6, crea entrambi i record (A + AAAA) con lo stesso nome host.
Record CNAME — punti a un altro hostname
Quando il servizio di destinazione non ti dà un IP fisso ma un hostname (tipico di PaaS come Render, Vercel, Netlify o di un load balancer), usi un CNAME. Il CNAME è un alias: dice al DNS «per questo nome, vai a vedere quest’altro nome».
| Campo | Valore |
|---|---|
| Tipo | CNAME |
| Nome / Host | render |
| Valore / Punta a | tuo-servizio.onrender.com |
| TTL | 3600 (o Auto) |
Attenzione: un CNAME non può coesistere con altri record sullo stesso nome (regola dello standard DNS). Per questo non si usa mai sul dominio nudo (tuodominio.it), che deve avere anche record MX, NS e altri: lì serve un record A oppure il flattening offerto da provider come Cloudflare. Sui sottodomini, invece, il CNAME è perfetto.
Come impostare il record passo per passo
- Accedi al pannello DNS: è dove gestisci la zona del dominio principale. Può essere il tuo registrar (Aruba, GoDaddy, Namecheap) o un servizio DNS dedicato (Cloudflare). Cerca la voce «Gestione DNS», «Zona DNS» o «DNS Records».
- Crea un nuovo record del tipo corretto (A, AAAA o CNAME, in base ai casi sopra).
- Compila il campo Nome / Host: qui c’è la trappola più frequente. Quasi tutti i pannelli vogliono solo l’etichetta di terzo livello — quindi scrivi
render, nonrender.tuodominio.it. Il sistema concatena automaticamente il resto. Alcuni pannelli usano@per indicare il dominio nudo e richiedono invece il nome completo: leggi le indicazioni del tuo provider. - Inserisci il valore di destinazione: l’IP (per A/AAAA) o l’hostname (per CNAME).
- Lascia il TTL di default (di solito 3600 secondi o «Auto»). Approfondiamo sotto.
- Salva e attendi la propagazione.
Il TTL e la propagazione DNS
Il TTL (Time To Live) indica per quanti secondi i resolver e i provider possono mantenere in cache la risposta prima di richiederla di nuovo. Un TTL di 3600 significa «questa informazione resta valida un’ora».
Consiglio operativo: se sai già che a breve dovrai modificare il record (ad esempio durante una migrazione di server), abbassa il TTL a 300 secondi qualche ora prima. Così il cambio successivo si propagherà in pochi minuti anziché in ore. A migrazione conclusa, rialzalo.
Per un record nuovo, la propagazione è generalmente questione di pochi minuti, ma in casi rari può arrivare a 24-48 ore a seconda dei resolver intermedi.
Come verificare che il record funzioni
Non fidarti del browser: la cache locale e quella del sistema operativo possono mostrarti un risultato vecchio. Verifica direttamente l’interrogazione DNS.
Da terminale (macOS / Linux):
dig render.tuodominio.it— mostra il record A restituitodig render.tuodominio.it CNAME— verifica un eventuale CNAMEdig +short render.tuodominio.it— output essenziale, solo il valore
Su Windows puoi usare nslookup render.tuodominio.it. In alternativa, per controllare la propagazione a livello mondiale, esistono servizi web come dnschecker.org che interrogano resolver in più Paesi contemporaneamente.
Errori comuni da evitare
- Scrivere il nome host completo quando il pannello vuole solo l’etichetta: ottieni
render.tuodominio.it.tuodominio.it, che non risponde. - Usare un CNAME dove serve un A (o viceversa): se il servizio ti dà un IP, è un record A; se ti dà un nome host, è un CNAME.
- Mettere un CNAME su un nome che ha già altri record: lo standard non lo permette e molti pannelli lo rifiutano silenziosamente.
- Dimenticare il certificato SSL: il record DNS rende il sottodominio raggiungibile, ma per servirlo in HTTPS devi anche emettere un certificato (spesso automatico via Let’s Encrypt sul server o sul PaaS di destinazione).
- Testare troppo presto: dai tempo alla propagazione e svuota la cache DNS locale prima di concludere che «non funziona».
In sintesi
Configurare un dominio di terzo livello significa aggiungere un singolo record nella zona DNS del dominio principale: un record A per un IPv4, un AAAA per un IPv6, un CNAME per puntare a un altro hostname. Scrivi solo l’etichetta nel campo host, lascia il TTL di default (o abbassalo prima di una migrazione) e verifica con dig prima di cantare vittoria.
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Stefano Diversi
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